“Quell’estate a Parigi”, 1929. Un incantevole affresco.
Il racconto della Parigi anni ‘20, città cosmopolita e multiforme in cui si radunano i più illustri esponenti della cultura di inizio secolo.
Estate del ‘29 a Parigi. Stanno per chiudersi gli anni Venti nella città che è il cuore dell’Europa, laboratorio letterario, incubatrice di geni, culla dei grandi, palcoscenico della vita dove Storia e storie si incrociano. Una città che può avere fame e freddo, ma mai sonno. Un mondo cosmopolita che non dorme mai e in cui nessuno si scandalizza. Un miracolo di creatività e stravaganza, una miscela irripetibile di inquietudine e di gioia di vivere. Una festa mobile.
A Montparnasse vive gli ultimi sussulti la generazione perduta, quell’impasto di personaggi calati dall’America, protagonisti della stagione dell’avanguardia, pulsante, provocatoria, sperimentale, portatrice di un caos creativo, affascinante ancora oggi, nel ricordo. In quell’estate il giovane Morley Callahan, giornalista e scrittore canadese appena arrivato al successo, approda nella “capitale dello stile”, dove, grazie all’amicizia di Hemingway, conosce e frequenta dei e semidei del “folle” mondo intellettuale della Rive Gauche: Joyce, Scott e Zelda Fitzgerald, McAlmon, Sylvia Beach, Ford Madox Ford, Anderson. E in “Quell’estate a Parigi” (Milano 2009, pagg.280, € 18,50) li racconta, in un’appassionata testimonianza sospesa fra lirica, autobiografia e ritratto d’ambiente.

Ed ecco Hemingway, forte e sanguigno, cui gli dei hanno infilato al dito l’invisibile anello magico del talento; ecco Scott Fitzgerald, “uomo squisito e geniale”, scrittore dal tocco dolce e doloroso, angelo sognante che affoga in una bottiglia; ecco Joyce, unanimemente riconosciuto come il Maestro, e Sylvia Beach, la madrina della generazione perduta. Ecco le ore tarde della notte passate ai caffè, la Rotonde, la Coupole, il Sélect, la Closerie des Lilas, i riflessi delle luci colorate nella Senna, l’aria dolce, la pioggia delicata, la vita che se ne va.
In autunno Callahan e la moglie lasciano Parigi. Pochi mesi e, con la Grande Crisi, la colonia americana si scioglierà. La Rive Gauche si svuoterà di talenti e di illusioni. La generazione perduta andrà a perdersi altrove, lontano da quella Montparnasse che aveva chiamato “The Quarter”: il Quartiere dei belli e dannati, della giovinezza vissuta sulle terrazze soleggiate dei più romantici locali del mondo.









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