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Libri - Il canto del diavolo

CONTENUTO - RECENSIONE
 Un viaggio negli Emirati Arabi, a Dubai e Abu Dhabi, un’indagine alla scoperta di quanto telegiornali e servizi giornalistici ci presentano come le gloriose punte dell’avanguardia in materia di lusso, architettura, ma anche comunicazione e stile di vita.
Il tutto filtrato dallo sguardo cinico e penetrante di Walter Siti, capace di decostruire anche le mitologie meglio concepite, sensibile ai risvolti più ruvidi e scomodi di ogni realtà.
 
SCHEDA:
Titolo: Il canto del diavolo
Autore: Walter Siti
Genere: Letteratura di viaggio
Editore: Rizzoli
Anno: 2009
Pagine: 220
Lingua: italiano
Prezzo: € 12,37
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Questo articolo è stato pubblicato il 02 mag 2009 alle 14:57 ed è archiviato nelle categorie LE NOVITA' DEL 2009, Letteratura di viaggio. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o effettuare un trackback dal tuo sito.

Un commento

Lolly:
 1 

Sono italiana residente da anni a Dubai e tornata in Italia per due settimane appena dopo la pubblicazione di questo libro, che sono stata quasi costretta a comperare per difendermi da attacchi diretti. Prima di tutto Siti ha visitato Dubai da turista e quindi vedendo solo cose che un turista vuole vedere, nonostante spunti di approfondimento lasciati poi a metà. In ogni pagina vi ho trovato imprecisioni e attacchi fuori luogo dettati forse dalla mediocre conoscenza della lingua inglese. Un esempio per tutti: se chiedi indicazioni su dove trovare la Banca Nazionale per cambiare soldi al di fuori dell’hotel, prima di tutto ci sono sportelli ovunque e non occorre andare alla sede centrale facendo una scarpinata sotto il sole. Questo non vuol dire che la gente del posto non conosce la città, ma forse che lui si è espresso male o non ha dichiarato la sua intenzione di cambio. Ha visitato gli Emirati con gli occhi della sua propria cultura, tirando fango su cose a lui estranee, ma non per questo una cultura diversa è necessariamente negativa. Non si è chiesto ad esempio, salendo sul pullman di imprenditori italiani, come mai vi fosse un produttore veneto di vini, venuto a vendere il proprio prodotto in un paese islamico? Non so chi organizzasse questo viaggio, ma mi è subito sembrata una farsa… E la “truffa” che ha poi dato il via ad una petizione sul pullman è stata organizzata apparentemente da italiani, non da gente del posto… Parla di “accanita pianificazione” come il vero guaio della città… Ebbene sì, mio caro Siti, forse pianificando e avendo delle regole che vadano rispettate, le cose funzionano meglio! E’ un guaio volere che le cose funzionino, avere una società che rispetta le regole, dove tutti contribuiscono con una propria produttività al benessere collettivo? E dove, no, non è permesso al tuo amico Massimo di prendere la guida di un taxi e di guidare sulla corsia di emergenza com’è abituato? Se un arabo facesse questo a Roma, cosa gli succederebbe? A parte tutto, non è forse vietato guidare sulla corsia di emergenza? Con l’Italia dei furbi siamo arrivati al punto che se rispetti le regole sei un deficiente e alla fine tutti si arrangiano imbrogliando. No, a Dubai non è tutto rose e fiori, come molti in Europa vogliono vedere, ma almeno qui le regole vanno rispettate. Se non ti piace, rimani pure dove sei, perchè i furbi qui non sono ammessi. E non parlo da ricca occidentale che vive in villa con la servitù asiatica che non costa nulla. Ho uno stipendio normalissimo, lavoro anche 12 ore al giorno e vivo in un appartamento normalissimo e le pulizie le faccio da me. Se vieni a Dubai per vedere le cose da bravo italiano, con i paraocchi che non ti permettono di vedere altre culture al di fuori della tua, perchè viaggi? Hai visto il museo di Dubai e hai disprezzato la cultura e il patrimonio culturale locale, tralasciando altri musei storici importanti (quelli di Sharjah, ad esempio… e nota che si scrive così!). Certo, qui l’aereo è arrivato prima della ferrovia… Forse perchè la ferrovia in mezzo al deserto non ha senso. Ma rimani pure in Italia a costruire “cattedrali nel deserto” (ci sarà un motivo per questo modo di dire, no?!) e a pensare che solo se violi le regole puoi vivere bene. Libro superficiale, non c’era nulla di investigativo, povero nei contenuti e nelle informazioni. Almeno fosse stato comico!

25 mag 2009 alle 21:43

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