“Guerra alla tristezza!” Un libro antidoto all’ infelicità
E’ raro che un libro di racconti non mostri la disparità e i dislivelli di un’opera costruita a posteriori, connettendo testi di fisionomia differente o comunque diversamente dislocati nello spazio e nel tempo: Guerra alla tristezza! rappresenta una bella eccezione e si pone anzi come il libro che meglio sintetizza il percorso di Edoardo Albinati (Roma, 1956), uno degli autori più rappresentativi della generazione di mezzo.
Quasi tutti inediti, i 61 testi della raccolta sono ordinati in quattro sezioni e confermano la complessità linguistico-stilistica di una scrittura capace di restare fedele a se stessa pur utilizzando generi diversi, come testimonia la precedente bibliografia dello scrittore romano: per esempio, le poesie di Elegie e proverbi (Mondadori 1989) e Sintassi italiana (Guanda 2001), i reportages di Il ritorno. Diario di una missione in Afghanistan (Mondadori 2002), le riflessioni di Orti di guerra (Fazi 1997) e soprattutto Maggio selvaggio (Mondadori 1999) il libro che, combinando saggistica e narrativa, ne aveva segnalato la raggiunta maturità.
Qui va aggiunto che il profilo di Albinati, fin dall’esordio con Arabeschi della vita morale (Longanesi 1988), ha uno specifico rilievo sia nell’attenzione ai temi del presente sia nel rigetto preventivo della fiction e dei travestimenti postmoderni: rispetto a quella dei coetanei, la sua scrittura infatti si distingue per la costante messa in gioco di sé in termini di giudizio etico e intellettuale.
Anche nel caso di Guerra alla tristezza! si alternano liberamente diverse soluzioni, nei modi di una vera e propria polifonia: ora la nuda narrazione, l’aforisma, la notazione di poetica, ora invece blocchi di drammaturgia, frammenti di andatura lirica o elegiaca. Allo stesso modo, il dettato autobiografico può mutarsi nell’oggettività della terza persona, così come alla voce declinata al maschile può talvolta subentrarne una al femminile. Materiali così dissimili, tuttavia, si ricompongono nella figura complessiva di un romanzo di formazione e perciò nella domanda che sempre vi è sottesa: che cosa significa crescere, maturare? quale prezzo esige il decorso fra l’età della speranza o dell’utopia e quella che comporta invece, inevitabilmente, delusione o disincanto?
Basterebbero le venti pagine di Il bambino scettico (il racconto che fa da baricentro) a dare la risposta, nel ricordo freddo e costernato di un Natale lontano che via via si configura come una metafisica del terrore e dell’autodistruzione. Ciò che interessa Albinati non è infatti l’universo dell’infanzia in quanto tale o l’approdo più o meno traumatico all’età adulta, ma l’ambiguità della zona intermedia, la terra ancora di nessuno dove la vita brucia e spesso non sa di bruciare: cioè l’adolescenza, in senso etimologico, come momento di assoluto ardore e di una prima, confusa, intuizione della propria incognita.
Una simile dinamica non tollera eccezioni, se l’autore può scrivere in una pagina di diario: «Mi farebbe comodo poter scrivere che ero un bambino angelicamente violento, come piace alla nostra letteratura, fanatica dell’innocenza e della spietatezza. Ma non è così, io ero un bambino piuttosto buono, pigro e impressionabile». Vale a dire che, anche in stato di quiete, l’adolescenza presagisce sempre la sua dialettica paradossale e non meno micidiale. Pertanto le parole del piccolo Leone Albinati che il padre Edoardo mette all’ingresso del libro sono qualcosa di più di una semplice epigrafe: Sta per piovere. Lo vedi? Il cielo è tutto azzurro.
Fonte: Lastampa.it
CONTENUTO - RECENSIONE
Guerra alla tristezza!” è la ricerca di un antidoto all’infelicità. Sessanta storie scritte dagli anni Ottanta sino a oggi, in cui Albinati si avvicina profondamente al dolore per scrutarlo e incarnarlo e poi fuggire verso la fantasia e la bellezza. I toni sono scherzosi, profondi e imprendibili: come se nulla fosse troppo serio per non essere affrontato anche nello spazio di poche pagine, di poche righe. Il coma, la morte, la follia, i fantasmi, le bombe, gli acidi, il mito, l’amicizia. Ogni personaggio richiede che la sua avventura sia narrata con una lingua speciale, inventata da lui e soltanto per lui. Il realismo più puntuale si coniuga a impennate fantastiche. Persino gli animali prigionieri cantano per illustrare la loro condizione ai visitatori dello zoo. E i sogni sono popolati da personaggi presi dalla cronaca e tradotti nel mondo e nella lingua della letteratura. Dialoghi amorosi e filosofici, dispute sull’esistenza di Dio in pizzeria, sul sapore della carne di cavallo, su come guarisce una spalla, su come si salva il mondo sparando o si perdono dieci chili di troppo; e poi Babbo Natale, Peter Lorre, Stephen King, i bombardamenti su Belgrado, Richard Gere nella pubblicità dei Ferrerò Rocher; i mujaheddin afghani, Tirana e il dittatore albanese Enver Hoxha, il leggendario bassista Jaco Pastorius; e ancora l’uomo sulla Luna, la Lega, lo sci nautico, la galera e il circo, le operazioni agli occhi, Jimmy Sommerville e Gisele Bundchen, compaiono pagina dopo pagina.
SCHEDA
Titolo: Guerra alla tristezza! Autore: Edoardo Albinati Genere: letteratura italiana Editore: Fandango Anno: 2009 Pagine:512 Lingua: italiano Prezzo: € 18,00








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