Ultimi vampiri, un “vampiresco” di casa nostra firmato Gianfranco Manfredi. Intervista all’autore
In questi giorni in cui non si fa altro che parlare di New Moon e di Twilight non potevamo non segnalarvi la recente ripubblicazione (casa editrice Gargoyle) di “Ultimi Vampiri“, un classico della letteratura horror e vampirica di casa nostra. Il libro è in una versione “estesa” rispetto alla precedente edizione e ovviamente porta sempre la firma di Gianfranco Manfredi, il filosofo del vampirismo.
E’ proprio il caso di dirlo. A volte ritornano…
SCHEDA LIBRO
Titolo: Ultimi vampiri
Autore: Gianfranco Manfredi
Genere: horror
Editore: Gargoyle Books
Anno: 2009
Pagine:376
Lingua: italiano
Prezzo: € 17,00
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.INTERVISTA ALL’ AUTORE GIANFRANCO MANFREDI
Vi riportiamo di seguito l’intervista a Gianfranco Manfredi,estratta da Panorama.it
I revenant ritornano, lo si sa, ma con quali motivazioni ha deciso di far ri-vivere Ultimi vampiri?
I lettori dei miei fumetti mi scrivono regolarmente. Molti di loro insistevano da anni perché non trovavano più il libro. Io ero piuttosto riluttante, perchè avendo sempre progetti nuovi non mi piace tornare sul “sangue” versato, però poi… perché fare il prezioso? Oltretutto mi sembrava alla rilettura che quel libro avesse ancora qualcosa da dire, tanto che vi ho aggiunto qualche inedito.
La stagione dei figli dei fiori Usa è il centro infestatore di Summer of love, il nuovo racconto lungo che occupa tutta l’ultima parte del libro. Come mai sulla generazione del «love & peace» si stampa il marchio del vampiro Laszlo?
In realtà mi interessava mettere in scena il contrario e cioè che Sebastian, un vampiro vecchio di secoli, l’ultimo sopravvissuto a San Francisco, di fronte al grande cambiamento della metà degli anni 60, non ci capisce più niente: l’Amore a lui risulta insopportabile, le Droghe non gli fanno alcun effetto, i costumi libertari gli ripugnano, gli fanno schifo persino i satanisti alla Manson che giudica dei cialtroni.
Molto forte, in Summer of love, il rapporto tra vampirismo e musica, intesa come forza che infesta e spossessa. Ci può spiegare questa relazione?
Il rapporto tra vampirismo e musica è stato poco indagato (nel Dracula di Stoker è assente), ma va ricordato che il protagonista della Caduta della Casa degli Usher di Edgar Allan Poe, ossessionato da una sorella forse vampira o sepolta prematuramente, è un musicista che discende da una stirpe di musicisti. Il mondo dei suoni e dei rumori, come fondamento della musica e insieme come radice di ogni infezione/spossessamento dello spirito, è un tema importantissimo in Poe, torna anche ne Il pozzo e il pendolo e ne Il Cuore Rivelatore. Poe aveva una cultura classica e credo che in questa sua sottolineatura intendesse ricollegarsi al culto di Dioniso e all’insistenza tipicamente anglo-americana sulla cosiddetta musica delle sfere cioè sulla musica come fondativa del Cosmo. Questa filosofia annunciava già a suo modo la New Age.
I vampiri in questo inizio di Millennio godono di perfetta salute, basti pensare a tutti i sequel di Twilight. Ma sono vampiri favorevoli a romantici happy end, accettano perfino di combattere i loro istinti. Lei cosa ne pensa di questo vampirismo che va verso il vegano?
Gli adolescenti, cui è dedicata questa deviazione dal mito originale del vampiro, sono per natura dei bastian contrari dunque non credo ci sia da stupirsi se in un’epoca dominata dalla pornografia, pur frequentandola, cercano e sognano il Sentimento, che è la vera cosa che sentono d’aver perso. Noi da ragazzini ci passavamo i giornaletti pre-porno sotto i banchi di scuola, quelli che venivano dai paesi nordici, con le pudenda pudicamente cancellate. Loro si passano col cellulare i messaggini amorosi più smielati. Forse questi ingenui candori sono la nuova forma del proibito. O la nuova forma del “pessimo gusto”, fate voi.
Vampirismo massificato: così Marx a proposito del capitalismo. E il vampirizzato sarebbe naturalmente il proletariato (lo diceva già Voltaire). Anche i suoi personaggi provengono tutti da un mondo di paria sociali . Per lei è giusto l’infestamento tra vampirismo e “lotta di classe”?
Credo che nel mito del vampiro ci sia qualcosa che il marxismo ha rifiutato di vedere e cioè che non esiste solo la lotta di classe, ma esiste la lotta del Sano contro il Malato, che colpisce trasversalmente tutti gli strati sociali e tutte le differenze culturali. Il Malato è la rappresentazione concreta ed estrema dell’escluso. Gli esecutori dei presunti vampiri non erano storicamente dei Dottor Van Helsing, erano padri di famiglia che infierivano sui cadaveri dei loro figli, più spesso delle loro figlie, morti di Consunzione, cioè una forma acuta di tubercolosi, che per secoli (fino alla scoperta dei batteri) veniva considerata una manifestazione del vampirismo. Dunque il vampiro è soprattutto un malato lungodegente e contagioso. Questo tema per la verità, l’ho trattato di più nel mio romanzo Ho freddo che in Ultimi Vampiri. Ma in questa riedizione ho inserito un racconto, Consunzione appunto, che tratta di questo tema.
Il suo libro si conclude con un punto interrogativo. Che cosa significa, per Lei, credere e/o non credere nei vampiri?
È credere in un universo di possibilità, negli stadi intermedi della coscienza e dell’essere, nel “non compiutamente spiegato”. È la condizione permanente dei liberi pensatori e dei ricercatori: si cerca ciò che non si conosce. Ci sono epoche, come la nostra, che tendono al punto esclamativo (e dunque nelle discussioni si urla) , ma non si va da nessuna parte se non si lascia spazio ai punti interrogativi (e dunque alla riflessione, che è anche silenzio). Il mito del vampiro ci stimola perchè continua a ricordarci che le cose potrebbero non essere come crediamo, e ce lo ricorda a proposito del problema meno risolto e più inquietante della nostra esperienza umana: cos’è la vita e cos’è la morte, quali sono i confini tra l’una e l’altra, se possiamo vivere come dei morti senza neanche accorgercene e se quando moriamo restiamo in qualche modo vivi o entriamo in un’altra dimensione di esistenza. Da questo punto di vista, quanto mai perturbante, è davvero inaudito che si consideri la letteratura vampirica come puramente evasiva. In generale il romanzo gotico è sempre stato una forma del romanzo filosofico. È con i punti interrogativi che centra il bersaglio. Il Giallo tende al consueto e al confortante (il detective riporta ad ordine il disordine), l’Horror favorisce l’irruzione del Caos nell’ordine di un racconto apparentemente geometrico.









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