Famme Fatale, vampira e piccante
Il ritratto di Sarah Bernhardt dipinto da Georges Clairin nel 1876 occhieggia in copertina, ed è in effetti soprattutto lo sguardo ad essere fatale nelle donne di cui racconta con verve e piglio da chroniqueur mondano Giuseppe Scaraffia in questo nuovo libro dedicato ancora una volta a un tema che lo incatena da anni, quello della seduzione. Che sia maschile o femminile, esercitata o subita, è la magia morbosa dell’incanto sensuale che lo affascina. Anni fa aveva cercato la figura della seduttrice in letteratura, poi si è dedicato al dandy e al bel tenebroso.
Adesso è tornato alla donna, e ha inanellato un collier di ventidue perle, femmes che furono fatali nella loro esistenza a danno e scapito di molti, moltissimi uomini troppo sensibili al loro sguardo pietrificante, in un arco di tempo che spazia tra la fine del Settecento e il primo Novecento. Della Baronessa d’Öettingen - nata Elena Francezna Miontchinska, artista e mecenate di bohémiens come Modigliani - Ardengo Soffici, che fu vittima della sua straordinaria bellezza fulva, ebbe a dire: «Era una delle disastrose donne della sua razza… angeli e demoni a un tempo, carezzevoli, innocenti e insieme crudeli, perverse, mentitrici e traditrici per eccellenza».
È una definizione che calza perfettamente a tutte le protagoniste del libro, o per lo meno così ce le propone l’autore che per entrare nel mistero del loro charme ha letto migliaia di pagine di corrispondenze. E che ci offre, così, anche dettagli ed episodi poco noti, o considerazioni a volte spiazzanti.
Femme fatale: usando l’espressione si fa di norma poco caso al suo tremendo significato letterale. E invece capita che si tratti davvero di donne che uccidono. Marguerite Steinheil, la tipica vampira - piccante trentenne bruna, piena d’energia, con grandi occhi blu e una voce affascinante che grazie alla relazione con il Presidente della Repubblica Félix Faure aveva aperto un salotto frequentato da artisti quali Loti e Zola, Massenet e Gounod - fu realmente fatale per il malcapitato e vanitoso amante.
Verso le sette del 16 febbraio 1889, il capogabinetto del Presidente sentì delle strane grida provenienti dal salotto azzurro in cui era entrata un’ora prima la provocante signora. Entrato, vi trovò Marguerite in preda a una crisi di nervi, inginocchiata nuda davanti a Faure semisvestito. Per liberarla dovettero tagliarle alcune ciocche di capelli che il moribondo stringeva ancora nelle mani contratte dagli spasmi dell’agonia. Scaraffia ci dice che a Parigi Meg venne soprannominata «la pompa funebre».
Nell’introduzione sono annunciate due categorie di seduttrici: le donne fatali vere e proprie e quelle che, come Sarah Bernhardt e Yvette Guilbert, assunsero soprattutto esteriormente, nell’immagine e nel comportamento, la maschera dell’ammaliatrice. Tra quelle davvero fatali, Scaraffia distingue poi ancora tra le allumeuses e quelle che disponevano liberamente del loro corpo.
Il lettore avrà il piacere di individuare le une e le altre, nella serie di «sirene» tratteggiate: da Juliette Récamier, la prima, alle celeberrime come la Contessa di Castiglione, Mata Hari o Alma Mahler, alle mie preferite, Jeanne Duval e Judith Gautier, o alla preferita di Scaraffia, Lou von Salomé, o ancora alla più misteriosa, la dama in grigio, femme che fu fatale per Guy de Maupassant.
Fonte: Lastampa.it









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