Continua il successo de “La ragazza Fantasma”. Intervista a Sophie Kinsella
Non si ferma la travolgente Sophie Kinsella. La scrittrice inglese è da pochi giorni nelle librerie italiane con il suo ultimo romanzo, La ragazza fantasma, irresistibile racconto del rapporto tra due ragazze molto diverse tra loro. Una è Lara, una ventenne ragazza di oggi, piena di problemi al lavoro e casini sentimentali; l’altra è Sadie, la zia centenaria defunta di Lara, che si manifesta alla nipote come fantasma nelle vesti di una bellissima ed esuberante ragazza degli anni Venti. E sarà proprio Sadie a diventere la confidente perfetta di Lara e una fantastica guida per uscire dai guai.
La Lady dello shopping (vedi I love shopping , I love shopping a New York …) Sophie Kinsella cambia genere e scrive una psico-fiaba che ha il ritmo di un comic-thriller. Cambia la formula ( non più il palesare con ironica cattiveria la brama consumistica di tante donne odierne, unico, efficace antidoto al delirio della vita) ma non il risultato. E’ in cima alle classifiche britanniche e statunitensi, e da qualche settimana è in alto anche nelle classifiche di casa nostra. Del resto i 18 milioni di libri venduti nel mondo, di cui 3 milioni in Italia, parlano chiaro; siamo di fronte a un nuovo e già consolidato fenomeno letterario.
Il segreto? Semplice. Basta leggere cosa risponde a chi le chiede di spiegare cos’ è un Best Seller : “Puoi far sì che il lettore non molli la storia perché il plot è avvincente o puoi costruire un personaggio grazie al quale il romanzo ha una voce interessante. Oppure il plot è tanto catturante da far dimenticare quella voce. Nei casi migliori la voce conquista chi legge, e al tempo stesso il lettore non può evitare di voltare pagina perché la trama è irresistibile. Ecco il best-seller”.
Vi proponiamo l’intervista di Leonetta Bentivoglio, estratta da Repubblica.it, alla scrittrice inglese.
Il libro s’ apre con un esilarante funerale, con andirivieni del cadavere alla Funeral Party. L’ argomento funerali la seduce?
«I grandi eventi della vita, quelli decisivi, in cui l’ intera famiglia si riunisce, sono importanti per chi inventa storie. Un funerale può essere un eccellente punto di partenza per sviluppare un plot. Inoltre ho sempre adorato le commedie sociali che mostrano i momenti nei quali sei costretto da convenzioni e norme, e magari ti muovi in senso opposto e sbagli… Il formalismo può far scricchiolare le crepe al di sotto della vernice delle apparenze, e a noi inglesi piace trovare il lato comico di ogni cosa. Sdrammatizzare è la nostra forza».
Sadie è irresistibilmente spiritosa. Le somiglia? O Sophie Kinsella è più vicina a Lara?
«Mi piacerebbe essere spregiudicata e lieve come Sadie, ma sono come Lara: quel tipo di modern girl che affligge il fidanzato con una pioggia di sms perché non si rassegna… Ora che sono felicemente sposata e con tre figli non lo faccio più, ma da ragazza, se rompevo con un uomo, ero un tormentone di domande: perché non mi capisce? Perché non posso spiegargli? Tutto ciò in cui si crogiola Lara…».
Le piacciono gli anni Venti? Così sembra dal romanzo.
«Sono la libertà, l’ eccitazione della scoperta, l’ innovazione sovversiva. Sono le “maschiette” ribelli e incaute con capelli corti e gonne al ginocchio, scatenate nel fumare, ballare, fare sesso… Sadie è così. Se rompe col suo ragazzo si trucca ed esce a rimorchiarne un altro. Invece Lara, dopo una delusione, si mette a leggere saggi di self-help. Una catastrofe».
Sadieè l’ alter-ego di Lara? Una proiezione del suo inconscio?
«Sadie è il desiderio. È la guida di Lara nella caccia al tesoro, la sua pentola d’ oro alla fine dell’ arcobaleno. È l’ esplosivo io profondo. È il suo aspetto avventuroso, la voglia di volare. Questo è il cuore del romanzo: la relazione tra due ragazze diverse. Che forse sono la stessa persona».
È stata anche lei una «shopaholic», compratrice compulsiva come la Becky di I love shopping?
«Un po’ sì. Conosco quello stato irrazionale per cui ti eccita comprare una certa cosa, che sia piccola come un rossetto o grande e cara come una borsa firmata, e resti scioccata quando arriva il rendiconto della Visa: neghi di aver fatto quegli acquisti, ti disgusta quell’ elenco di cifre».
Non sospetta mai che la sua saga abbia segnato un’ epoca di consumismo scriteriato? O addirittura influenzato certe tendenze?
«No! Io ho descritto un fenomeno compulsivo legato all’ eccesso di offerta e di consumo, non solo valutandone il piacere, ma mostrandone i rischi spaventosi: Becky slitta nei debiti, è piena di guai, partecipa alle riunioni sulle dipendenze come gli alcolisti anonimi. Insomma, io penso di aver scritto dei morality tales. E sono convinta che l’ attuale crisi economica incida fino a un certo punto sulla compulsione all’ acquisto radicata in questa nostra società. Tanto che il mio prossimo libro sarò un altro shopaholic book ».
Che dice sul femminismo? In Inghilterra Fay Weldon parla del totale fallimento nella parità domestica dei ruoli…
«Viviamo in un’ era di post femminismo dove le donne subiscono troppe pressioni per raggiungere tutto. Generazioni precedenti hanno lottato per farci ottenere più riconoscimento nel lavoro e ora ci si ritrova a stirare camicie di notte quando si torna esauste dal lavoro, perché comunque il marito non sa farlo. Chiaro che bisogna trovare una nuova strada».
Come considera la scissione costante tra letteratura commerciale e quella detta “di qualità”?
«È un confine falso e pretestuoso tra due campi che in realtà sono separati da elementi spesso legati solo alle apparenze: la copertina del libro, lo spazio di vendita in cui è collocato nel negozio… Ci sono libri “letterari” artificiosi e mal scritti, e libri “commerciali” costruiti così bene da diventare arte. Il mio mito è Jane Austen, splendida conoscitrice della natura umana. Fantastica e accessibilissima. Classica e commerciale».
Si può riassumere la formula perfetta del best-seller?
«Puoi far sì che il lettore non molli la storia perché il plot è avvincente o puoi costruire un personaggio grazie al quale il romanzo ha una voce interessante. Oppure il plot è tanto catturante da far dimenticare quella voce. Nei casi migliori la voce conquista chi legge, e al tempo stesso il lettore non può evitare di voltare pagina perché la trama è irresistibile. Ecco il best-seller».
-LEONETTA BENTIVOGLIO (Repubblica.it)









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