“Abbiamo sempre vissuto nel castello”: una sorprendente novità dal mondo della narrativa horror e gotica
‘Abbiamo sempre vissuto nel castello‘, scritto da Shirley Jackson nel lontano 1962 e oggi tradotto da Adelphi, è un horror carico di humour e capace di sorprendere e appasionare il lettore.

Del resto gli altri romanzi della Jackson, ‘L’incubo di Hill House‘ del 2004 e ‘La lotteria‘ del 2007, già figurano tra i classici americani del genere horror.
la voce narrante è quella di Mary Katherine Blackwood, detta Merricat, diciottenne che soavemente, rigo dopo rigo, aggiunge nuovi sconcertanti dettagli al quadro che delinea la storia della sua famiglia. Sono morti tutti, quella sera di dicembre. Papà, fiero, seduto a capotavola, mamma tanto raffinata, la cara zia Dorothy, il piccolo Thomas. Tutti stecchiti tranne lo zio Julian con l’Alzheimer, Merricat e l’adorata sorella Constance dai capelli dorati, quella che ha versato l’arsenico nello zucchero (lo zio, per sua fortuna, ne aveva preso poco).
Adesso le sorelle vivono in felice simbiosi nel loro castello, la casa di famiglia dove gli oggetti si sono stratificati di generazione in generazione a far da baluardo contro il mondo esterno. Constance cuoce manicaretti e lustra ossessivamente le stanze di mamma e papà; Merricat sotterra gioielli, appende libriccini agli alberi, sa tutto sull’Amanita phalloides e gli altri funghi velenosi.
Nel mondo animistico delle sorelle le cose sono vive, parlano. E soprattutto devono rimanere al proprio posto, senza cambiamenti. È dunque con la pelle d’oca che assistiamo all’arrivo del cugino Charles, che ha messo gli occhi sulla proprietà e su Constance. Ma le cose, al castello, si possono anche modificare, o rompere… Un sequel di ‘Arsenico e vecchi merletti‘ che inchioda. Con un’attenzione speciale alle manie-fobie delle sorelle, che sono in ognuno di noi.









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