Morte e gioco si confondono: mentre il Mediterraneo fa strage di immigrati sulla pagina della Lega compare il gioco “Rimbalza il clandestino”. E’ questa la nuova Italia?
L’obiettivo di questo gioco è semplice quanto sconcertante: mantenere il controllo sui clandestini che arrivano in Italia! Renzo Bossi, il figlio del noto parlamentare leghista Umberto Bossi, gestisce infatti la pagina della Lega su Facebook, dove è possibile trascorrere momenti piacevoli cimentandosi in un giochino che stabilisce “se sei un vero leghista”. Il gioco si chiama “Rimbalza il clandestino” e l’obiettivo è bloccare le imbarcazioni (dotate di varie lunghezze e quindi in grado di attribuire punteggi diversi). Se il tempo scade senza che si sia riusciti a totalizzare un punteggio “dignitoso” allora non c’è speranza: si è proprio dei Terroni!
Intanto, mentre un gran numero di oziosi con troppo tempo libero e poche idee intelligenti su come occuparlo continua a bighellonare in rete prendendosi gioco del destino “virtuale” degli immigrati, 73 persone disperate hanno perso la vita in acqua. Alla deriva per oltre venti giorni su un gommone di 12 metri hanno confidato nella spinta del vento mentre man mano gettavano nel Mediterraneo i cadaveri di coloro che non ce l’hanno fatta. Cinque compagni sono sopravvissuti per raccontare quest’orrore. Non avere rispetto per tutto questo significa rubare acoloro che hanno già perso la vita per inseguire una speranza anche l’ultima delle loro ricchezze, capace di travalicare i confini del tempo: la dignità.
Questi pensieri mi spingono a citare un passo de “il cacciatore di aquiloni”:
“C’è un solo peccato.
Uno solo. Il furto. Ogni altro peccato può essere ricondotto al furto.
Lo capisci? [...]
«Se uccidi un uomo, gli rubi la vita» continuò.
«Rubi il diritto di sua moglie ad avere un marito, derubi i suoi figli
del padre. Se dici una bugia a qualcuno, gli rubi il diritto alla
verità. Se imbrogli, quello alla lealtà. Capisci?» [...]
«Non c’è un’azione più abbietta del furto, Amir» disse Baba. «Se un
uomo si appropria di ciò che non è suo, non importa se si tratta di
una vita o di un naan, be’, io gli sputo in faccia. E se dovesse
incrociare la mia strada, che Dio lo protegga. Capisci?»
Non è questa la sede per entrare nel merito degli accordi con Tripoli o delle scelte del Ministero dell’Interno ma è giusto sottolineare che tramite un social network di vastissima portata è stato violato il significato sacro della vita umana, scandito a chiare lettere dai principali documenti internazionali sui diritti umani, nonchè dalla nostra Costituzione della Repubblica (art.2).
Ci siamo scandalizzati quando abbiamo scoperto gruppi su Facebook che esaltavano Totò Riina o innaggiavano più in generale al razzismo contro questo o quel gruppo etnico. Questa volta la questione è tanto più grave se si considera che simili “anti-valori”, quali un’assoluta mancanza di solidarietà e di rispetto per la vita umana trovano spazio sulla pagina web di un partito politico i cui principali esponenti sono membri dell’attuale governo.









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