Moccia si rivolge alla scuola media e difende il suo mondo, anche se “c’è chi i lucchetti li odia…”
Lo scrittore-regista presenta la trasposizione cinematografica del suo “Amore 14″.
Storia di una ragazzina divisa tra l’amicizia e la voglia di vivere la sua ”prima volta”.
ROMA - Dopo aver inventato il fenomeno dei lucchetti (Ho voglia di te), lanciato il fenomeno Scamarcio (Tre metri sopra il cielo), sdoganato l’amore tra una ragazza giovanissima e un uomo più vecchio di parecchi anni (Scusa ma ti chiamo amore), stavolta il romanticismo letterario-cinematografico di Federico Moccia si concentra sull’universo degli appena adolescenti: quelli, per intenderci, che frequentano l’ultimo anno di scuola media. E il risultato è Amore 14: romanzo di successo (edito da Feltrinelli) che adesso sbarca anche sul grande schermo, con massiccia distribuzione Medusa.
Un ritratto di gioventù romana leggero leggero, com’è nello stile dell’autore; ovviamente sentimentale, ma non ottimista a tutti i costi visto che mostra le delusioni più che le vittorie degli adolescenti; e in cui tutto ruota attorno alla “prima volta” della protagonista, una ragazzina bionda, appena quattordicenne, di estrazione popolare (la interpreta la bionda diciannovenne Veronica Olivier). La quale incontra il ragazzo dei suoi sogni (Giuseppe Maggio, una specie di copia non riuscitissima di Scamarcio): e nell’attesa di rivederlo, trascorre il suo ultimo anno alle medie con le due amiche del cuore (Beatrice Flammini e Flavia Roberto), l’adorato fratello aspirante scrittore (Raniero Monaco di Lapio), la madre buona ma debole (Pamela Villoresi). Ma le cose, se hai 14 anni - è questo il senso della storia - possono anche essere molto difficili…
Una pellicola che si inserisce perfettamente nel filone Moccia. Il quale, nel frattempo, è già al lavoro per la trasposizione cinematografica di Scusa ma ti voglio sposare (sequel di Scusa ma ti chiamo amore). “Ricordo con emozione i miei 13 anni - racconta lo scrittore-regista, alla presentazione del film - un momento delicatissimo, come aprire una finestra per affacciarti sul mondo. I tredici quattordicenni sono come un canto leggero, nel grande rumore della nostra vita. E poi sui blog alcune ragazzine mi hanno detto: in Tre metri sopra il cielo erano tutti fichissimi, perché non racconti una storia su una ragazza semplice? Così, memore del Giovane Holden e della bravura di Salinger, ho dato una chiave femminile alla narrazione”.
Un paragone impegnativo, indubbiamente. Ma Moccia difende con forza il suo modo di fare cinema e letteratura. “Certo, non posso piacere a tutti - spiega - c’è chi odia i lucchetti, ad esempio; ma ci sono anche i cinquantenni che i lucchetti vanno a metterli. Ovviamente, a me sono più simpatici i cinquantenni che mettono i lucchetti: ma questa è la mia natura romantica. Non dovremmo vergognarci dei nostri sentimenti, visto quello che leggiamo sui giornali o vediamo in tv”.
L’unico momento polemico Moccia lo riserva a Gabriele Muccino, che si era seccato per una sua frase, uno scherzo intorno al suo cognome: “Sono il nuovo Moccino”, aveva detto lo stesso Moccia, nel programma radiofonico di Alfonso Signorini. “Ma era solo una battuta - conferma - ma subito l’intellighenzia si è risentita…” .Infine, il sesso. Che in questo suo ultimo film non vediamo mai, ma attorno a cui ruota (senza alcuna volgarità, va detto) gran parte della vicenda. “Non credo che a 13-14 anni sia presto - conclude il regista - a quell’età c’è chi non ha nemmeno dato il primo bacio, ma c’è anche chi ad avere rapporti sessuali ci pensa già. Ma credo che questa storia dica che non bisogna avere fretta: cerchiamo insomma di non bruciare le tappe”.
Fonte: Repubblica.it
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