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“La donna del diavolo”, un giallo emozionante, una storia d’amarezza e di disincanto

Non c’è più intimità” lamenta Antea prima di sparire nel nulla. Una frase breve, perfetta per raccontare La donna del diavolo, l’ultimo libro di Lia Migale (foto a sinistra), da qualche settimana in libreria per Voland. Parole che esprimono tutta l’amarezza per un modo “altro” di esistere, di relazionarsi e di amare che purtroppo non c’è più.

E’ il 1989, lo storico anno della caduta del muro di Berlino; il mondo sta cambiando e nulla sarà mai più come prima. Mentre l’illusione di far parte di una nuova comunità nata e forgiata dai movimenti di matrice sessantottina e femminista si è ormai infranta, per lasciare posto alla disillusione, al tempo del realismo in cui si può sparire per sempre.

La donna del diavolo narra una storia che riguarda almeno due generazioni: quella cui appartengono coloro che hanno vissuto quegli anni da protagonisti e quella di coloro che sono arrivati dopo, quando di quei sogni era rimasto solo il ricordo e il disincanto, delle madri e dei padri.

Sulla scomparsa di Antea indaga il commissario Devila, specchio della fragilità maschile speculare al mutamento abissale avvenuto nel rapporto tra i sessi. Riflette Ninni, la donna più vicina ad Antea, che cerca proprio nella “mancanza d’intimità” denunciata dall’amica la ragione per il silenzio che ha accompagnato la sua sparizione. “…Ora pagavano la sconfitta per non aver mantenuto quella loro socialità allegra. Certo avevano cambiato il mondo, avevano mutato la percezione sociale di cosa è una donna, ma per loro stesse non avevano creato un mondo che le proteggesse dall’oltraggio e dalla vendetta. Vendetta dei poteri costituiti, vendetta dei loro stessi compagni. Era forse questa la sua difficoltà nell’amore? Era forse questa l’impossibile solitudine degli ultimi giorni di Antea?”

Lia Migale aveva già scritto In un altro luogo (1996) e Malamore (2001), entrambi pubblicati da Empirìa. Con La donna del diavolo, si riconferma scrittrice di indubbio talento, offrendo un romanzo psicologico coinvolgente e raffinato.

Ecco alcune osservazioni fatte dall’autrice per presentare e spiegare il libro:

E’ il 1989 quando Antea sparisce, semplicemente….
Il libro si apre con l’immagine di una donna che cammina per strada.  E’ allegra perché si sente leggera come l’aria ma anche potente e forte per le sue conquistate capacità, quando improvvisamente un uomo la urta. Lei quasi cade dal marciapiede e l’uomo non le chiede nemmeno scusa. Questo atto di per sè quasi insignificante fa nascere nella donna la consapevolezza di non essere né leggera né potente, e così ha l’intuizione che potrebbe sparire. La donna, non necessariamente l’Antea scomparsa e ricercata subito dopo dal Commissario Devila, ci dà la chiave della sparizione di Antea. Ci dice che qualcosa sta succedendo nella vita delle persone proprio in quel periodo, in quel 1989 in cui la caduta del muro di Berlino segnerà l’alba di una nuova epoca. Un’epoca che nasce con tante speranze e che invece porterà tante delusioni: popoli fino a poco prima uniti che si faranno la guerra, il terrorismo diventerà un fenomeno globale, l’integralismo segnerà le ideologie. Ecco, nel romanzo di lia Migale si indaga sulla sparizione del modo di vivere le relazioni che la generazione dagli anni ‘70 aveva fortemente legato ai concetti di amicizia, solidarietà, intimità. Antea è una donna piena di relazioni ma, stranamente, nel periodo precedente alla sua scomparsa è sola, tutti sono assenti: nessuno l’ha cercata, nessuno l’ha più vista, nessuno se ne è preoccupato. Come mai? C’è dunque un cambiamento in atto? Tutti noi ci siamo poi accorti che la nuova epoca porterà ad un individualismo esasperato, che le regole della convivenza lasciano il posto all’egoismo, relegando l’Altro in un angolino buoi, quasi mai degno di attenzione. Questo è il tema della sparizione.

Il postsessantotto, gli anni settanta, il femminismo. Che cosa resta oggi del grande sogno?
Questo romanzo non è un libro politico perché non pretende di dare un giudizio di natura ideologica ma svolge un’indagine, cerca di capire cosa è successo a quella generazione, ma di fatto a tutti, e quando è avvenuto il grande cambiamento. Antea è lo specchio della sua generazione, si iscrive all’università nel ‘69 ed entra nel movimento studentesco, poi diventa femminista e milita anche in un gruppo extraparlamentare. Aveva un sogno? E cos’era questo sogno che all’epoca si chiamava “rivoluzione”? Forse un mondo dove per far carriera non si deve essere figli o amanti di qualcuno, dove la democrazia è un valore concreta e imperante e i diritti e i doveri sono condivisi; un mondo dove le donne sono diverse eppure hanno gli stessi diritti degli uomini, dove c’è posto per i molti e non solo per i pochi. Sì Antea ha fatto questo sogno e ha creduto che fosse importante avere rapporti qualitativamente diversi per portarlo avanti. Se oggi ci guardiamo intorno cosa sopravvive di questo sogno? Eppure se si osserva bene, come fa il commissario Devila, qualcosa è rimasto. Non a caso lui si innamora di Ninni (la grande amica di Antea) e gli piacciono tutti gli altri suoi amici. Devila è sedotto da quel mondo e da quei pensieri, ma ne è pure spaventato. Anche perché lui vive la crisi del maschio, la sua incapacità di confrontarsi con queste nuove donne che sono nate da decenni di lotte femministe. Ma la storia si interrompe con la caduta del muro di Berlino e quindi non prevede cosa accadrà, ma dà solo conto del cambiamento.

La donna del diavolo, perchè un titolo simile?
Se è vero che il commissario indaga sulla sparizione di una persona, il vero mistero, l’indagine del lettore è proprio il perché del titolo. Ciascun lettore troverà pertanto una propria personale motivazione. Proprio per quanto si è detto sul tema del cambiamento, il romanzo è strutturato in due parti molto diverse anche nella forma. Nella prima parte la narrazione è in terza persona, nella seconda è il commissario Devila che parla in prima persona, che si svela come personaggio e come partecipe anche lui, come tutti, di quel cambiamento. Lui che è innamorato di Ninni ma che non sa amarla, che c’è e non c’è nella relazione. Mario, Giorgio, Peppe che prima vedevano solo il buono di Antea e che poi iniziano a lanciare degli strani sospetti. Allora cosa succede? Con la caduta del muro di Berlino si stigmatizza la fine della separazione spaziale tra bene e male ed inizia una separazione temporale? Tuttavia bene e male sono strettamente uniti. Ognuno di noi conosce il bene e il male in se stesso. Questa è la donna del diavolo, la possibilità del male, ovunque. E questo è il nodo del rapporto tra il personale, come viviamo le relazioni, e il politico, come cambia il mondo nell’arco della storia.

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Questo articolo è stato pubblicato il 09 set 2009 alle 07:00 ed è archiviato nelle categorie ARTICOLI VARI, Novità 2009. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o effettuare un trackback dal tuo sito.

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