Figlie del dolore: la voce di Waris Dirie contro le MGF
«Oggi so che in Europa c’è una bomba a orologeria che fa tic-tac, tic-tac, ma nessuno la sente. Perché nessuno è capace di ascoltare la verità.
Oggi so che le mutilazioni sessuali non riguardano solo l’Africa, ma coinvolgono tutto il mondo.
Oggi so che la consapevolezza degli europei sul tema è paurosamente inadeguata.
Oggi so che le vittime hanno bisogno d’aiuto.
Io sono pronta. Io ho un sogno.
Nel mio sogno vedo la brutale cerimonia della mutilazione, vedo il sangue, sento la bambina gridare. C’è una famiglia di colore che guarda il film. Alla fine i figli guardano i genitori con occhi pieni d’orrore.
“Non dovete avere paura”, dice il padre, “queste cose non succedono più.”
“Ma perché lo facevano?” domanda la figlia.
“Non ne ho idea”, risponde il padre, “non ne ho proprio idea.”»
Con Figlie del dolore Waris Dirie compie un’indagine volta a mettere in luce la presenza in Europa di pratiche ancestrali che le più importanti organizzazioni di difesa dei diritti umani, tra le quali Amnesty International, non hanno esitato a definire “tortura”. Parliamo di mutilazioni genitali femminili, un fenomeno estremamente grave, che interessa circa 140 milioni di donne in tutto il mondo.
Esso porta con sè implicazioni di ordine culturale, ma anche politico ed economico troppo radicate e complesse per poterne snocciolare in poche parole una descrizione completa. Per approfondimenti: “Sudditanza della donna e pratica dell’infibulazione non sono sufficienti per dichiarare lo status di rifugiato”
Contrariamente a quanto suggerisce la brutta traduzione del titolo originale (Desert Children), Waris Dirie tratta del fenomeno con un taglio tutt’altro che vittimistico o truculento. Il libro presenta invece un’inchiesta attenta e approfondita, condotta dalla stessa scrittrice, insieme alla giornalista e politologa Corinna Milborn, attraverso la rete delle associazioni di donne africane ed europee impegnate per la prevenzione delle mutilazioni in Austria (dove Dirie risiede e dove si trova la sua fondazione), Inghilterra, Francia, Germania, Olanda e Italia.
Colpiscono soprattutto i punti di contatto, le maglie attraverso cui la mutilazione viene accettata e persino praticata in Europa. Si apprende così che in Germania è spesso accaduto che una donna fosse ricucita dai medici dopo il parto su semplice richiesta del marito, che in Germania e in Inghilterra esistono cliniche specializzate nella chirurgia estetica dei genitali femminili: non a caso risultano essere questi i luoghi più disponibili alla richiesta – fatta sotto mentite spoglie – di compiere la mutilazione di una bambina africana.
Waris Dirie narra tutto in prima persona e con una partecipazione emotiva profonda; e non poteva essere altrimenti dal momento che anche la scrittrice ha subito, quando aveva circa sei anni, quella che non esita a definire “l’atroce tortura“. Il suo esporsi in prima persona è rivolto al perseguimento di uno scopo preciso: denunciare le MGF come fenomeno di violenza nei confronti della donna, espressione della violazione dei diritti fondamentali dell’uomo; nonchè individuare e promuovere le strategie più efficaci per prevenirle e combatterle.
Figlie del dolore è la denuncia di una tortura che colpisce milioni di donne, ragazze e bambine. È un grido di rabbia e di libertà. È l’appello che una donna lancia alle altre donne affinché questa violenza possa cessare al più presto. «Oggi so che le vittime hanno bisogno d’aiuto – dell’aiuto di tutti noi. Io sono pronta. Il mio viaggio è finito, ma la mia missione è solo all’inizio.»
WARIS DIRIE
Biografia:
Waris Dirie nasce in Somalia, intorno al 1965 (non risulta registrata nel suo villaggio di nascita), da una famiglia nomade. A circa 15 anni scappa da casa per sfuggire ad un matrimonio combinato con un uomo vedovo di 60 anni. Abita per qualche tempo a Mogadiscio, poi si trasferisce a Londra dove inizia a lavorare come cameriera presso una zia e, successivamente, come donna delle pulizie presso un ristorante. Dopo aver posato per un fotografo (conosciuto per caso) e in seguito alla pubblicazione delle sue fotografie, viene sempre più spesso chiamata da fotografi famosi e da riviste specializzate. Inizia quindi una carriera di modella che la porta a essere una delle donne più apprezzate dagli stilisti più famosi.
Nel corso di alcune sue interviste prende posizione contro la pratica dell’infibulazione, che ha subito in prima persone all’età di circa 6 anni.
Kofi Annan l’ha nominata ambasciatrice delle Nazioni Unite per la lott
a contro le mutilazioni genitali femminili, portavoce ufficiale della campagna Face to Face. Per il suo lavoro di ambasciatrice umanitaria è stata insignita della legion d’onore nel 2007. È stata anche una Bond girl, nel film del 1987 Agente 007 - Zona pericolo ed è apparsa in copertina dell’edizione dello stesso anno del calendario Pirelli.
Ha un figlio, nato nel 1997 dalla relazione con un musicista statunitense.
Nel marzo 2008 è stata protagonista di una vicenda di cronaca in Belgio, dove è scomparsa per 72 ore ed al suo ritrovamento ha denunciato un rapimento per violenza sessuale. Il fatto che abbia denunciato la cosa solo al suo rientro a Vienna, dove attualmente risiede, ha lasciato perplessa la polizia belga.
Bibliografia:
Di Dirie Waris - Garzanti Libri, 2009
Di Dirie Waris - Garzanti libri, 2006
Di Dirie Waris, D’Haem Jeanne - Garzanti Libri, 2002
Di Dirie Waris, Miller Cathleen - Garzanti Libri, 1998









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