Da Elvis a Pete Doherty: un fumetto per raccontare la storia del rock
Una storia del rock a fumetti, disegnata con virtuoso understatement e sistematico ricorso all’iconografia dei dischi e dei manifesti più famosi.
“Il piccolo libro del rock” di Hervé Bourhis, edito da Cooper in delizioso formato 45 giri, è una piacevole sorpresa, tanto per lo stile non sequenziale delle strisce quanto per la capacità di coinvolgere anche il lettore profano. Quella che Bourhis racconta anno per anno (dal 1951 al 2007) si presenta non è come la storia del genere musicale ma anche come una riflessione, sobria e divertita, sulla forza iconica dei miti della musica. Miti che, nel tempo, sono diventati un patrimonio comune della nostra vita, della nostra società e della nostra cultura.
Come scrive il critico musicale francese Hugo Cassavetti nella prefazione, il libro ricostruisce «una storia parallela, desueta della seconda metà del XX secolo. L’unica che ci ha veramente toccato, la sola in cui ci siamo sentiti implicati». E qui si apre una finestra sulla rivoluzionaria forza della cultura di massa, e sul carattere decisivo che la musica rock nel determinare l’evoluzione e cambiamenti dello scenario culturale.
Guardando la tavola di Bourhis che ritrae un evento del 4 dicembre 1955 (quando «Jerry Lee Lewis, Carl Perkins, Elvis Presley e Johnny Cash hanno eseguito insieme una quarantina di canzoni negli studi della Sun. Ma a qualcuno è venuta forse l’idea di registrare questo Million Dollar Quartet?») è come se vedessimo le storiche fotografie dell’incontro di Yalta, quando Stalin Churchill e Roosevelt si incontrarono alla fine della Seconda Guerra mondiale per decidere le sorti del mondo dei decenni seguenti. In qualche modo anche le leggende del rock lo hanno fatto, e il brivido che si prova davanti alla ricostruzione disegnata della sera in cui John Lennon conobbe Paul McCartney a una festa a Liverpool (6 luglio 1957) o a quella del giorno del 1960 nel quale due ragazzi (Keith Richards e Mick Jagger) si mettono a discutere di musica su un binario della stazione di Dartford, è a tutti gli effetti il brivido della Storia.
Gli anni passano… Si arriva al grunge e a Kurt Cobain, ancora poco leggendario allorché nel 1988 i Nirvana pubblicano il loro primo 45 giri «Love Buzz», mentre impazza Prince che, nudo sulla copertina dl «Lovesexy», mette in a disagio il disegnatore con «un fiore troppo allusivo. Ci metto sempre qualcosa sopra - scrive Bourhis - nel caso capiti mia madre». Tra le immagini dei dischi più importanti il fumettista racconta anche la propria esperienza con il rock, in vignette meravigliosamente autoironiche, come quella in cui ricorda il suo incontro con «Nevermind», proprio dei Nirvana: «Mi hanno detto che è possibile ascoltare alla Fnac un nuovo disco incredibile. A mezzogiorno vado sempre a sentirlo, sbalordito. Roba da far rizzare i capelli». Chissà se capita lo stesso ai ragazzini che oggi ascoltano il trasgressivo e fashion Pete Doherty. Comunque sia, il rock siamo (anche) noi.









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