“Scacco a Dio”: intervista a Roberto Vecchioni

Roberto Vecchioni, cantautore e scrittore. In “Scacco a Dio” racconta attraverso i personaggi un pò di sè, interrogandosi sull’esistenza di Dio, sul valore della fede. Sul perchè qualcosa di così grande, non si vede e non si sente. Anche se sei disposto a barattare la tua stessa vita in cambio di un segno..

Francesco Rigatelli, giornalista di Repubblica, ha intervistato il Prof. Vecchioni per parlare del libro e del suo significato. E per parlare di lui:

Lei è stato assistente di Storia delle Religioni dopo la laurea nel ‘68 in Lettere alla Cattolica di Milano. Nasce lì la sua ricerca teologica? «Il mio Dio non è di quelle divinità create o ricercate dagli uomini per salvarsi la vita. Questo libro comicamente teologico è una ricerca personale sulle domande banali: Dio esiste? Cos’è la fede? C’è il libero arbitrio? Nel testo Dio risponde e dimostra di esistere tramite una sua distrazione, il caso, che permette agli uomini di dargli scacco liberamente».

Lei teorizza che Dio non merita solo l’anima ma la vita, che offrirgli la prima è da miserabili mentre dargli la seconda è tutta un’altra nobiltà. «Tra i personaggi che nel libro incontrano Dio, da Oscar Wilde a Kennedy, c’è il grande attore ateo Alec Guinness, che diventa cristiano quando in una chiesa gli rivelano che il figlio morente è guarito. Così lui non offre in cambio a Dio la sua anima, che non vale una goccia del nostro sudore e lacrime, ma la sua vita. Lo farei anch’io se mio figlio guarisse».

Che cos’ha? «Una malattia grave fin dai 13 anni. Ma tutto serve a porsi le grandi domande per cercare la fede con la ragione. Una prova dell’esistenza di Dio più grande».

L’uomo ha qualche motivo di ottimismo? «L’unica fonte di ottimismo è l’amore: significa esternazione di noi per tutto: i libri come la vita».

E’ compreso anche l’amore per le parole? «Sì, è l’espressione più alta dell’intelligenza e della spiritualità. Meglio scrivere un libro che una canzone, perché ogni parola è una scelta e dove ne stanno meno occorre più attenzione. Chi ci si vuole impegnare meglio lo faccia dignitosamente come secondo lavoro che rischiare di finire a X Factor, con canzoni costruite da altri per un breve successo di massa».

La salvezza sta nell’educazione del pubblico? «Nell’eccezione dell’educazione. Nel portare a riconoscere la bellezza attraverso la scuola. Ma bisognerebbe motivare gli insegnanti. Poi per me, sinceramente, non vanno bene né tv, né libri, né musica, né cinema, ma solo gradualmente si arriva al cambiamento. Quello che mi offende nella comunicazione è la banalità. Che un ragazzo di 16 anni debba apprezzare qualcosa solo perché lo sa già».

E l’amore per quella «bolla di sapone» che è la donna? «Come canto in Milady, in me torna sempre “interminabile il rimorso” di non essere come lei, dunque di non comprenderla fin in fondo. Da una parte idolatro e idealizzo la donna, anche quando in certi casi non lo merita, da un’altra la dimezzo per la rabbia di non assomigliarle».

E quando una donna la delude, che fa? «Divento incapace di agire, mi allontano e, se c’è un legame, soffro. Il che porta a scrivere e, a volte, ad eccessi che non stiamo qui a specificare. In caso il rapporto non vada più avanti c’è la rottura. Altrimenti, se lei riesce a superare certe immaturità, si ricrea la relazione su di un’altra base».

Nella canzone Questi fantasmi accusa «quelle che far vedere il culo si possa definire un lavoro», ma nella sua ballata più bella, Il tuo culo e il tuo cuore, è col fondoschiena che lei ammette di fare la canzone. «Beh, ma quello è un culo unico, è un culo giusto, è un culo con la vita dentro».

Un culo che «sgabbia». Che significa? «E’ il termine che indica lo sculettare dei cavalli alle corse quando escono dalle gabbie».

Il suo ottimismo sull’amore comprende anche quello politico? «Certo! Non sul Pd com’è adesso, ma credo si debba andare avanti nell’unificazione. Franceschini è mio amico, anche se il mio grande amore è D’Alema. Vorrei il suo ritorno».

E se lui appoggia Bersani segretario contro Franceschini? «Non m’interessa: o D’Alema o niente. Altrimenti, meglio Franceschini».

Politica, futuro, dunque giovani. Nei concerti lei dedica ancora Sogna, ragazzo sogna ai ragazzi. Ma li accusa di «aver perso forza di volontà e di sacrificio. Senza sognare, diventano subito vecchi rincoglioniti». Pure dimostrano quella nostalgia del passato presente nelle sue canzoni. Che ne pensa? «Ne conosco tanti per cui il ricordo è più bello della realtà. Dicono “quella ragazza”, quasi l’avessero incontrata vent’anni fa. La conoscono da due mesi ed è già idealizzata, portata lassù, perfezionata. Succede ai giovani contemporanei, perché non c’é granché di bello nel presente. E qualche volta capita pure a me».

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Questo articolo è stato pubblicato il 14 lug 2009 alle 09:34 ed è archiviato nelle categorie Autori. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o effettuare un trackback dal tuo sito.

Un commento

berenice de kaurentiis:
 1 

ARANCIONI BACIONI e una grande gioa di averti icontrato con tua moglie DARIA ad IKEA,
Aspeoo istruziono coninuando ad ascoltarti.tano RENZO non è geloso

16 ott 2009 alle 21:21

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