Fabio Volo vende più di Brown. Ma perchè tanto successo?
Lui, Fabio Volo, ama definirsi un “non scrittore” , e forse è proprio questo il segreto del suo successo. Il considerarsi come ci consideriamo tutti noi altri, dei non scrittori; non scrittori semplicemente perchè quello che facciamo è il non scrivere, il che non implica necessariamente il non saperlo fare.
Il concetto è semplice: un “non scrittore” può scrivere, può farlo in una maniera diversa rispetto a tutti quelli che invece lo sono, e può addirittura farlo bene.Ed ecco forse spiegato il perchè di quella convinzione, che tutti maturano, alla fine della lettura di un libro firmato Volo, che quel libro potevano scriverlo anche loro, perchè le esperienze vissute e le sensazioni provate di cui il libro parla, sono le stesse che il lettore sa di aver vissuto.
Eppure non si può ignorare il rovescio della medaglia. Perchè se c’è chi li adora, c’è anche chi definisce i libri di Fabio Volo dei meri contenitori di luoghi comuni, buoni ad attirare un pubblico che semplicemente vuole leggere qualcosa che giustifichi un suo disagio o amplifichi una sua virtù. Leggere qualcosa in cui potersi identificare, di cui sentirsi parte non marginale. C’è chi definisce quei libri delle scatole di idee e concetti che in fondo già tutti sanno. In sostanza, come dire, un omaggio all’ovvietà!
Ma allora diventa evidente che la bravura sta proprio in questo, rendere interessante anche quello che già si conosce; altrimenti come spiegare le centinaia di migliaia di copie vendute negli ultimi anni? Il giorno in più, il suo libro precedente (2007) era arrivato al milione, comprendendo la pubblicazione in paperback e le edizioni Club del libro. Tutti gli altri volumi, fra le 650 e le 800 mila copie. Una decina di traduzioni all’estero, Spagna, Germania, Russia, Francia, comprese anche Turchia e Albania, più altre annunciate per la prossima primavera.
E come motivare il fatto che nell’ultimo weekend il nuovo romanzo di Fabio Volo Il tempo che vorrei, ha venduto il triplo delle copie del Simbolo perduto di Dan Brown?
In una intervista Fabio Volo ha dichiarato: “Vado a Barcellona come a New York perché l’Italia mi sembra un paese immobile: politici vecchi, telespettatori vecchi, imprenditori vecchi. È più facile diventare una rockstar che aprire un’impresina“. Ecco forse il segreto. Fabio Volo, da pronunciare e scrivere sempre con nome e cognome: uno qualunque. Il volto, di uno qualunque. Il talento, di uno qualunque. Lo stile, idem. E il suo libro, il manifesto inesorabile dell’Italia qualunque.
APPROFONDIMENTI
SCHEDA LIBRO IL TEMPO CHE VORREI
http://www.libroweb.it/libri/letteratura/letteratura-italiana/libri-il-tempo-che-vorrei









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